mercoledì, maggio 07, 2008

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18 maggio 2008.

Ore 21.00 circa.

Piazzale della Sacra Famiglia, angolo via Montebello / via Casteggio, Piacenza.

La Taverna della Malanotte è in concerto.

Postato da nikushimi alle 13:46
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martedì, aprile 01, 2008

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C’è un glicine in mezzo a Milano

che a primavera si gonfia

come un polmone

e guarda il cielo

 

ci sono giorni che decidono una vita

oggi i ricordi tornano indietro sudati

a chiedere il conto

e il glicine è sempre lì solo

in mezzo a Milano

regala fiori anziché

fare scontrini

 

si chiama amore

questo scavare incessante

nel mio stomaco

è per te, mia meraviglia,

che hai la bocca di neve

e gli occhi di un felino

mansueto

 

te ne vai senza guardare

come i giorni d’estate

che voltano le spalle al sole

domani sarò ancora qui

bicchiere impolverato

sul bancone del mondo

Postato da nikushimi alle 22:54
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lunedì, marzo 31, 2008

categoria : Postato da nikushimi alle 00:13
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giovedì, marzo 27, 2008

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Non so se chiamarlo torpore o risveglio il senso di appagamento che si è impadronito di me in questo periodo... ho fatto un mezzo fioretto (anche se si fanno a maggio... ma fa niente) di non lamentarmi più per cose inutili, e per il momento lo sto anche rispettando.

Ma la verità è che ci sarebbe anche poco di cui lamentarsi. Non che le cose vadano molto meglio, intendiamoci. Sono solo io che sto pian piano aprendo gli occhi.

Postato da nikushimi alle 20:51
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venerdì, febbraio 29, 2008

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Scoperto oggi oggi su Youtube.

Innanzi tutto vorrei capire chi è il pazzo che ha messo questo video lì.

Poi vorrei puntualizzare che, per chi non lo sapesse, il maschietto che canta sarei io. Ma così, niente di che.

Postato da nikushimi alle 18:02
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mercoledì, febbraio 27, 2008

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Sweeney Todd è un capolavoro.
Postato da nikushimi alle 19:39
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martedì, febbraio 26, 2008

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Rimpiango sempre un passato che non c'è più, o che forse è esistito solo nei miei sogni. Non ho mica scelto storia per nulla come corso di laurea. La storia ha tanti aspetti commoventi, ma se ce n'è uno proprio spietato è che ti ricorda sempre che ciò che era vero ieri può non esserlo più oggi. Ma più me ne rendo conto, più fatico ad accettarlo. Capisco che si cresca, ed è naturale. Cambiamo tutti, sempre. Lo vediamo ogni giorno davanti allo specchio, un compagno di viaggio che ci sbatte in faccia ogni volta da un lato lo stupore e la meraviglia, dall'altro il dramma profondo delle nostre esistenze.

Ci sono amici che cessano di essere tali, per colpa di uno o dell'altro, o di entrambi, o semplicemente a causa del tempo che passa e cambia ogni cosa. Ci sono amici che trovano una brava ragazza e perdono il cervello, altri che conservano un'identità e il lume della ragione. Ci sono persone che invece il cervello se lo sono bevuto con le conoscenze sbagliate, e te le ricordi sorridenti e in salute, mentre ora qualche droga li ha resi delle amebe. Ci sono quelli che tradiscono, e quelli che rimangono fedeli. Ci sono quelli a cui sono secoli che sei completamente indifferente, persone che fanno lo sforzo di comprenderti e persone che tuo malgrado riesci a deludere.

Sono arrivato (forse) a una costante nella mia vita: la solitudine è il prezzo da pagare per poter essere me stesso. Non dico di essere migliore o peggiore di altri, dico semplicemente di essere così. E questo così, me ne rendo conto, non è semplice da gestire per voi che mi conoscete. Sto cominciando a comprendere chi ha paura. Non chi ha paura di essere se stesso, ma chi ha paura di "farsi vedere". Capisco che la sofferenza più grande sia il rifiuto (e il rifiutare a propria volta), e non mi stupisce che in giro non ci siano persone, ma automi con l'Ipod nelle orecchie, che combattono ogni giorno una lotta feroce con se stessi. Il problema è che queste persone dovrebbero cercare di lanciare un qualche segnale e rendersi riconoscibili, perché anche i menefreghisti hanno un aspetto dimesso e l'Ipod a massimo volume. Ma a questo punto mi sorge una domanda: non è che la paura è una scusa per nascondere che della tal cosa, in fondo, non ce ne frega nulla?

Postato da nikushimi alle 20:23
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sabato, febbraio 02, 2008

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Sono sconvolto. Ho appena scoperto che Hitler è stato in classe con Ludwig Wittgenstein.

Update: come da immagine.


Postato da nikushimi alle 16:05
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lunedì, gennaio 28, 2008

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È il momento di un post “pacco”, di cui non fregherà nulla a nessuno, esclusi forse pochi fans (non miei, dell’argomento).

Ultimamente sto leggendo tanto, in modo leggero e senza fretta, come non mi capitava da tempo. Sto leggendo sostanzialmente testi di storia della storiografia e/o di, se posso permettermi la definizione, “filosofia della storia”. Nella fattispecie mi stanno appassionando due opere. La prima è un grande classico: si tratta delle Sei lezioni sulla storia di Edward Carr, scorrevole, piacevole, con ottimi spunti. Il secondo è un regalo di compleanno da parte di un buon amico: Apologia di un mestiere difficile, di Giuseppe Ricuperati, personalità che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la materia conosce. Non vi tedio con alcuni testi universitari che sto preparando per gli esami; in ogni caso persino alcuni di loro si sono rivelati determinanti per le riflessioni che sto maturando. Riflessioni forse del tutto inutili, me ne rendo conto. Ma il blog è mio e me lo gestisco io.

Prima di cominciare voglio che sia chiaro che mi rendo conto del fatto che uno studente del secondo anno di storia non ha la benché minima idea di ciò che possa significare riflettere sulla storia. Ma, vi dirò, a me non frega una beneamata cippa.

Tutti noi siamo figli del nostro passato, che nel bene o nel male ci permette di esserci, ontologicamente parlando, ma determina anche una buona parte delle modalità di questo nostro esserci. Il nostro passato si può configurare in molteplici aspetti, che si compenetrano e si contaminano continuamente.

Possiamo parlare di esperienza, una forma di passato che ci fornisce una base di dati qualitativi e quantitativi su cose che possono essere più o meno relative alla vita quotidiana, più o meno frequenti, più o meno ripetibili: senza andare sulla metafisica, l’esperienza è necessaria per trovare parcheggio, per utilizzare un qualunque software, per maneggiare denaro, per compiere, in definitiva, le azioni, sociali e non (c’è poi da vedere se un’azione può non essere sociale, ma questo è un problema che non affronterò in questa sede), anche più elementari.

Appunto, la storia è soprattutto azione: non si dà azione senza storia, e viceversa. La storia è un farsi, è un qualcosa che è continuamente plasmato da quel demiurgo collettivo che è il genere umano. È un rapporto fecondo e ininterrotto tra lo storico e i fatti storici. La storia, inoltre, è memoria: proprio come per l’azione, non si dà storia senza memoria e viceversa. 

Già, i fatti storici. Cosa classifica un fatto come storico? La sua rilevanza, direbbe qualcuno. Bisogna però stabilire il termine di questa rilevanza, ovvero: un fatto è storico se rilevante rispetto a cosa? Rispetto a ciò che è stato in grado di cambiare nel continuum degli eventi? Rispetto a ciò che ha potuto significare per qualcuno piuttosto che per qualcun altro? E poi, vogliamo parlare di metastoria, di filosofia della storia o di teologia della storia?

Domande irrisolte e forse irrisolvibili, che richiederanno un altro post pacco.

Postato da nikushimi alle 18:37
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mercoledì, gennaio 23, 2008

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Milano sembra quasi più bella dopo un 29 in un gravoso esame di storia greca.
Immersa così nel sole, poi, non sembra nemmeno lei.
Postato da nikushimi alle 21:29
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martedì, gennaio 01, 2008

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Mica male Georges Prêtre al concerto di Capodanno a Vienna. Un po' vecchierello, ma simpatico. La Fenice, invece, benché italiana e benché offra musica migliore, m'è sempre stata un po' sulle balle.
Postato da nikushimi alle 19:02
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domenica, dicembre 30, 2007

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E il 2007 è finito. Finalmente, dirà qualcuno. Già?, dirà qualcun altro. Ma è finito.
Sono convinto che ognuno faccia, nel suo piccolo, dei bilanci a fine anno. Non dei bilanci aziendali, certo. Ma qualcosa, arrivato a questo periodo dell'anno, uno se lo dice. Magari non pensa a nulla per tutto il resto dell'anno, ma qualcosa in questi giorni lo deve pur pensare. Come a messa, no? Almeno a Natale e a Pasqua ci si va un po' tutti. Più o meno.
Il mio bilancio è molto, molto strano. Ho conosciuto persone, ne ho un po' perse altre, ne ho riscoperte altre ancora. E questo è molto bello. Arricchisce davvero scoprire che cos'altro ci può essere negli altri, cosa non conosciamo già.
Donne figuriamoci. Neanche l'ombra. O meglio, l'ombra sì, quella che ti illude, quella che sembra di poterla afferrare, ma poi ti ritrovi con la faccia sull'asfalto. Ma non mi lamento dei risultati, quelli possono anche mancare. Mi lamento di una cosa che è comune alle donne che non ho avuto modo di conoscere davvero, a certe persone che vedo quasi ogni giorno e che non si sono mai, mai lasciate conoscere. Sì, è così... moltissime persone hanno PAURA.
Paura di cosa non si sa. Ma una paura di quelle ataviche, viscerali, che ti fanno subito mettere sulla difensiva, che ti sembra di poter morire da un momento all'altro. Questo succede quando ti metti in gioco e cerchi di conoscere veramente una persona. O pensa di sapere già tutto di te, o teme di non saperlo. Nel primo caso è miope, nel secondo, purtroppo, è profondamente disperata.
Le persone non si mettono in gioco perché o non l'hanno mai fatto o non ne sono capaci, oppure non pensano di trarne vantaggio. In ogni caso non lo fanno. Proprio così si diventa degli analfabeti emotivi, proprio così non si sa più da che parte girarsi, proprio così si trova sicurezza in delle cazzate, e si lasciano perdere le cose che hanno valore. Un saggio disse che decidere è sempre un decidersi. Le scelte condizionano la vita, questo si sa. E allora un sacco di gente, piuttosto che fare la scelta sbagliata, non sceglie. Il problema è che poi soffre, ma pensa di non sapere perché.
Io comunque lo dico a gran voce... è veramente l'ultima volta che tiro fuori problematiche di questo tipo. Non credete ai vostri occhi? E invece vedrete. Io ho scelto la resa incondizionata. Non so più cosa dire né cosa fare. Sono diventato un analfabeta emotivo anch'io. Anzi, un emoticon, forse.
Felice anno nuovo.

Postato da nikushimi alle 19:33
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domenica, novembre 04, 2007

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E comunque, signori... il mare è talmente importante che io ci vado anche in scialuppa. Che me ne frega se sono da solo. Non baratto nulla con l'incomparabilità delle onde e degli abissi, e dei pesci che ti fanno compagnia, e del sole e della pioggia che uccidono e rinfrescano.
Postato da nikushimi alle 14:02
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giovedì, ottobre 25, 2007

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Dopo tanto silenzio, un insperato ritorno.

Ciò che scriverò scandalizzerà alcuni, divertirà altri, smuoverà qualcosa in qualcuno? Balle. Quello che rimarrà sarà la solita routine, il solito vedermi come un buon consigliere, un buon aiuto capo, un decente oratore, un risolutore di problemi, un cantante divertente, un camaleonte come sempre, insomma… non mi si vedrà certo come me stesso. Del resto molti non hanno nemmeno mai dato la parvenza o fatto il minimo sforzo per cercare di scoprirmi. E non sono qua a chiederlo a qualcuno, figuriamoci. Non ci spero nemmeno più. Non c’è forse nemmeno niente da scoprire.

La verità è che a nessuno frega nulla di niente. Gli umani si accontentano di veramente poco… e devo ancora capire se questo sia da considerarsi scandaloso oppure del tutto naturale. Nella prima ipotesi ci sarebbero davvero pochi uomini in giro, nella seconda sarei io (e forse pochi altri) a dovermi guardare allo specchio e vedere non un uomo, ma qualcos’altro.

Il mare della vita da sempre affascina l’uomo, è inevitabile. Ma nel mondo di oggi (e sicuramente anche nel mondo di ieri e di ieri l’altro) questo fascino, dal sentimento profondo e intrinseco che era, si è trasformato in una mera curiosità, più o meno la stessa curiosità con cui si guarda una bestia da circo. Bellissima, sì, ma lungi da me.

Questo mare ha avuto molti naviganti. Alcuni hanno avuto fortuna, altri meno. Ma questo non è importante; l’importante sarebbe anche solo imbarcarsi, partire, entrare nell’ordine di idee che sulla terraferma non c’è nulla per cui valga la pena vivere, ci sono sempre le solite quattro case, i soliti cibi e bevande, il solito porto. Che, tra l’altro, non ti danno nulla: non un amore vero, non un lavoro per cui essere fieri e grati, non qualcosa che ti corrisponda veramente. “Ma almeno hai quattro mura e una poltrona sotto il culo”… come se fosse soddisfacente vivere così!

Io è da anni che mi sono rotto le palle di questa terraferma. Io voglio partire, rischiare tutto, fino all’eccesso. Come se cercare un amore vero, un vero motivo per cui vivere, fosse eccessivo. Ma molti la pensano così. Molti non partono perché trovano la terraferma più sicura (e in effetti lo è). Io invece non parto per un altro motivo.

Ho cercato svariate volte di partire per un viaggio in cui ho creduto, fosse questo viaggio un amore, una passione, un qualcosa che mi corrispondesse veramente. Ma si sa, anche il marinaio più esperto non può governare una nave da solo. Ci sono troppe cose da fare: non posso curare l’andamento del vento, tenere il timone, carenare la nave, spazzare il ponte, tracciare la rotta, e chissà quant’altro, tutto da solo!

Nessuno ha mai voluto partire con me… tutti hanno sempre trovato il viaggio troppo rischioso, o troppo lungo, o troppo compromettente, o semplicemente folle. Per questo, e soltanto per questo, ogni mio viaggio si è rivelato impossibile.

In ogni caso, questo mare della vita mi è troppo caro. Per questo me ne sono dovuto spesso andare a vedere questo mare con una scialuppa. Il fatto è che su una scialuppa non ci sta nulla, solo le provviste per qualche giorno e un paio di remi. Mi sono preso la pioggia, il sole cocente, il caldo, il gelo, la tempesta. Non ci si può coprire su una scialuppa. E molto spesso me ne sono tornato sulla solita spiaggia… ma nessuno mi ha accolto, mi ha chiesto cosa c’è più in là del proprio naso. Al limite sono stato deriso, molto più spesso nemmeno considerato.

C’è un’altra cosa da dire. Ciò che più mi ha sgomentato non è la terraferma. È il mare stesso. Io credevo se non altro di vedere altre navi, senz’altro più grandi della mia, solcare queste acque con il loro equipaggio di folli, nella speranza, anche loro, di trovare ciò che anch’io cerco. Ma non ho mai visto nessuno, né da vicino né all’orizzonte. Il mare della vita è completamente vuoto, non c’è più nessuno che lo solca. Nella mentalità comune il marinaio è diventato un mestiere romantico e sentimentale, ed è completamente decaduto.

Qui sulla terraferma ho trovato un mestiere che mi si addice. Il politico. Sono considerato un ottimo consigliere, una persona spesso importantissima per la propria saggezza e le proprie opinioni, se non a volte addirittura indispensabile. Indispensabile per cosa, poi, non si sa. Ma indispensabile. Ho imparato a servirmi della parola per nascondere i miei pensieri e i miei sentimenti. E questo, tra l’altro, sembra mi riesca bene. E penso che continuerò così.

Poi però non stupiamoci se siamo infelici.

Postato da nikushimi alle 16:58
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venerdì, agosto 03, 2007

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Domani si parte.
In mezzo alla natura e alla semplicità del cammino, fino al 20 agosto.
Non potevo chiedere di più.
Vi saluto tutti. A presto.
Postato da nikushimi alle 18:00
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